Anteprima Sottomess@

In data 1 OTTOBRE, alle ore 12.00 presso il Maxxi Museo Nazionale delle Arti del XXI Secolo, il Roma Web Fest presenterà in anteprima il progetto seriale Sottomessa.
Sottomessa è stato concepito come una serie web in 13 puntate da 10 minuti. L’intento è stato fin dall’inizio quello di ribaltare in modo ironico il ruolo subalterno della donna che ancora sopravvive in molti settori della vita anche nella società occidentale, scegliendo di partire proprio dalla cosiddetta sottomissione delle donne islamiche e in modo particolare dalle convertite cristiane all’Islam, fenomeno in crescita anche nel nostro Paese.
La domanda è: sono veramente sottomesse le donne? E quelle islamiche in particolare?
La puntata pilota presenta tutti i protagonisti della serie evidenziando le loro caratteristiche che saranno ribadite in un crescendo comico a ogni puntata di fronte a un nuovo fatto drammaturgico che vedrà sempre le donne come protagoniste vincenti.
Potremmo considerarlo una specie di omaggio alle donne in un momento in cui non si contano le violenze, le umiliazioni, le offese (come nel recente caso delle atlete ‘cicciottelle’) per non parlare dei cosiddetti femminicidi.

In un Internet Point di Trastevere, a Roma quattro donne stanno di fronte ai computer. Le due islamiche con il velo sono in video chiamata intente a convertire altre donne all’Islam e a raccogliere fondi per una Casa delle Convertite in cui sia possibile parlare assieme dei problemi inerenti alla loro scelta religiosa che le isola e le allontana anche dalla loro famiglia di origine. Il poster della loro iniziativa è affisso al muro del locale e rappresenta una donna velata che strizza maliziosamente un occhio.

Le altre due donne sono una suora cattolica che guarda ossessivamente dei maiali portati al macello e piange sconsolatamente avendone amato moltissimo uno da piccola prima che venisse macellato, e una giovane e attraente ragazza che liquida uomini in videochiamata e mangia provocatoriamente panini di pane arabo imbottiti di porchetta. A queste va aggiunta la proprietaria del locale, un’africana immigrata e un’aggressiva e reazionaria giornalista anti islamica.
Per qualche motivo questo eterogeneo gruppo di donne è destinato a trovare un terreno comune, a instaurare un clima di complicità e a distinguersi individualmente nel corso delle puntate con delle azioni vincenti mostrando intelligenza e competenza anche in settori squisitamente maschili, nel totale sconcerto e disappunto degli uomini, un vigile urbano corrotto che ricatta la proprietaria con una minaccia di chiusura, un avvocato fallito e male in arnese che cerca invano clienti da tutelare, un commerciante israelita donnaiolo e il giovane e attraente marito di una delle due islamiche che, contravvenendo alla sua fede, ha il vizio del gioco.

Come già accennato la chiave della serie è comica e l’intento è lontano dall’offendere alcuna religione né di sminuire il ruolo maschile. Casomai di alleggerire argomenti che generalmente vengono trattati con pesantezza generando avversioni, ansie sociali e paure a volte immotivate.

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